Facile adsentior tuis litteris, quibus exponis pluribus verbis nullum esse consilium, quo a te possim iuvari. Consolatio certe nulla est, quae levare possit dolorem meum. Nihil est enim contractum casu (nam id esset ferendum), sed omnia fecimus his erroribus et miseriis et animi et corporis, quibus proximi utinam mederi maluissent! Quam ob rem, quoniam neque consilii tui neque consolationis cuiusquam spes ulla mihi ostenditur, non quaeram haec a te posthac; tantum velim ne intermittas, scribas ad me quicquid veniet tibi in mentem, cum habebis cui des, et dum erit ad quem des; quod longum non erit. Illum discessisse Alexandria rumor est non firmus, ortus ex Sulpicii litteris; quas cuncti postea nuntii confirmarunt. Quod verum an falsum sit, quoniam mea nihil interest, utrum malim nescio.

Facilmente mi trovo d’accordo con la tua lettera, nella quale diffusamente (attraverso molte parole) mi dici che non c’è alcun consiglio, con cui io possa essere aiutato da te. Certamente non c’è alcuna consolazione che possa alleviare il mio dolore. Infatti niente è capitato per caso (questo infatti si dovrebbe sopportare), ma abbiamo fatto tutte le cose per questi errori e miserie sia d’animo che di corpo, ai quali volesse il cielo che le persone vicine avessero preferito porre rimedio! Perciò, dal momento che nessuna speranza mi si prospetta né di un tuo consiglio né della consolazione di qualcuno, non ti chiederò questo d’ora in poi; vorrei soltanto che tu non smettessi, che mi scrivessi qualunque cosa ti venga in mente, quando avrai qualcuno al quale tu possa dare (la lettera) e finché ci sarà qualcuno per il quale tu consegni (la lettera); e questo non durerà molto. C’è una voce non sicura che quello sia partito da Alessandria, nata da una lettera di Sulpicio; tutti i messaggeri successivamente hanno confermato questa lettera. Non so se preferirei che ciò sia vero o falso, poiché a me niente interessa.