Nusquam est is, qui ubique est. In peregrinatione vitam agentibus hoc evenit, ut multa hospitita habeant, nullas amicitias. Necesse est idem accidere iis qui nullius se ingenio familiariter applicant, sed omnia cursim et properantes transmittunt. Non prodest cibus, qui statim sumptus emittitur. Nihil sanitatem impedit aeque ac remediorum crebra mutatio. Non venit vulnus ac cicatricem, in quo crebre medicamenta temptantur. Non convalescit planta quae saepe transfertur. Librorum multitudo animum distrahit.
Colui che è dovunque, non è in nessun luogo. A coloro che trascorrono la vita in vagabondaggi succede questo, di avere molti rapporti ospitali e nessuna amicizia. La stessa cosa è inevitabile che accada a coloro i quali non si applicano a fondo allo studio di nessuno, ma affrettandosi e alla svelta passano oltre tutte le cose. Non giunge alla cicatrice una ferita nella quale frequentemente sono messi alla prova medicinali. Una pianta che è spesso spostata non cresce. Una multitudine di libri distrae la coscienza. Mangiare molte cose è proprio di uno stomaco viziato: ma al saggio non sfugge che molti e variati cibi guastano, non nutrono.