Fert animus causas tantarum expromere rerum, immensumque aperitur opus, quid in arma furentem impulerit populum, quid pacem excusserit orbi: invida fatorum series summisque negatum stare diu nimioque graues sub pondere lapsus nec se Roma ferens. Sic cum compage soluta saecula tot mundi suprema coegerit hora, antiquum repetens iterum chaos, omnia mixtis sidera sideribus concurrent, ignea pontum astra petent, tellus extendere litora nolet excipietque fretum, fratri contraria Phoebe ibit et obliquum bigas agitare per orbem indignata diem poscet sibi, totaque discors machina divulsi turbabit foedera mundi. In se magna ruunt; laetis hunc numina rebus crescendi posuere modum. Nec gentibus ullis commodat in populum terrae pelagique potentem invidiam Fortuna suam: tu causa malorum facta tribus dominis communis, Roma, nec umquam in turbam missi feralia foedera regni. O male concordes nimiaque cupidine caeci! (Lucano versione latino Pharsalia libro 1 vv 67-87)

L'animo porta a esporre le cause di tante vicende, e si rende accessibile un'opera immensa, cosa abbia spinto alle armi il popolo furente, cosa abbia provocato la pace nel mondo: la successione sfavorevole del fato e fu negato ai sommi di sussistere a lungo e eccessivamente pesanti furono sotto il peso le cadute mentre Roma non si sosteneva. Così quando sciolto l'organismo l'ora suprema avrà riunito i tanti secoli del mondo, ripercorrendo nuovamente l'antico caos, tutte le stelle correranno con le stelle miste, gli astri di fuoco si dirigeranno verso il mare, la terra non vorrà estendere le coste e accoglierà l'onda, Febe andrà contraria al fratello ed indignata ad agitare la biga per il mondo obliquo chiederà per se stessa il giorno, e tutta la struttura discordante di ciò che è stato turberà i patti dell'universo lacerato. le cose grandi crollano su se stesse; i numi posero questa misura di crescere nei lieti eventi. Nè la Fortuna accomoda ad alcune genti la sua invidia verso il popolo potente per terra e per mare: tu divenuta la ragione dei mali comune ai tre signori, Roma, ed i patti feroci di un regno che non è stato mai mandato in confusione. O male concordi e ciechi per l'eccessivo desiderio.