Traduzione: (1)

Vedi quanto io mi riprometto dalla tua indulgenza; non dubito di essere, nei tuoi confronti, più forte del tuo dolore anche se per gli sventurati il dolore è tutto. Per questo non mi scontrerò subito con lui. Prima lo asseconderò e gli darò di che ravvivarsi: voglio mettere a nudo le ferite e riaprire quelle che sono già cicatrizzate. (2) Qualcuno dirà: «Che modo di consolare è questo, rievocando mali già dimenticati e mettendo l'animo di fronte a tutti i suoi affanni quando a mala pena riesce a sopportarne uno solo?». Ma sappia costui che i mali, quando sono così perniciosi da aggravarsi nonostante i rimedi, spesso si curano alla maniera contraria. Perciò io radunerò per costei tutti i suoi lutti, tutte le sue disgrazie: questo sarà un metodo di cura non delicato ma tutto un bruciare e un tagliare. Che cosa otterrò? Che l'animo, che è già riuscito a superare tante sventure, si vergognerà di non sopportare una ferita sola in un corpo tutto coperto di cicatrici. (3) Piangano, dunque, lungamente e si lamentino gli animi deboli di coloro che una lunga felicità ha reso fiacchi e che crollano all'urto della minima offesa; ma quelli che hanno trascorso gli anni in mezzo alle disgrazie sapranno sopportare con virile e tranquilla fermezza anche i colpi più gravi. L'infelicità ostinata ha un solo vantajgio, che finisce per rendere forti coloro che continuamente colpisce. (4) La sorte non ti ha concesso nessuna pausa ai gravissimi lutti. Non ti ha nemmeno risparmiato nel giorno della tua nascita: appena nata, anzi mentre nascevi, hai perso tua madre e, in un certo qual senso, fosti lasciata in balia della vita. Sei cresciuta con una matrigna che, però, spingesti ad esserti madre per tutto il rispetto e l'affetto di cui può essere capace solo una figlia: d'altronde anche una buona matrigna non può aversi che a caro prezzo. Avevi uno zio affezionatissimo, un ottimo uomo e di gran coraggio, lo perdesti mentre aspettavi il suo arrivo e, come se la cattiva sorte temesse di mostrarsi meno crudele con te distanziando i suoi colpi, meno di trenta giorni dopo, tu portasti alla tomba il tuo sposo adorato1 che ti aveva reso madre di tre figli. In pieno lutto ti fu annunziata questa nuova disgrazia mentre tutti i figli erano lontani, come se i mali si industriassero a caderti addosso tutti insieme e in uno stesso tempo e tu non avessi dove trovare un sostegno al tuo dolore. (5) Tralascio i tanti pericoli, i tanti timori di cui tu sopportasti gli assalti senza una tregua. Or ora, in quello stesso seno dal quale tre nipoti si erano allontanati, tu ne raccogliesti le ossa. Venti giorni dopo aver seppellito mio figlio, morto fra le tue braccia e fra i tuoi baci, avesti la notizia che anche io ti ero stato tolto. Ti mancava soltanto questo: piangere i vivi.