(1) Poiché, madre carissima, non v'è motivo alcuno che tu per me debba versare tante lacrime, allora vuol dire che tu hai delle ragioni personali per farlo e che possono essere due: o ti angoscia il pensiero di aver perduto un appoggio o non puoi sopportare la mia lontananza. (2) Affronterò solo di sfuggita il primo caso: infatti io conosco il tuo animo e so che ami i tuoi cari solo per quello che sono. Ci penseranno quelle madri che con dispotismo tutto femminile sfruttano il potere dei figli, che, non potendo, perché donne, ricoprire cariche pubbliche, sono ambiziose per loro, che si impossessano e consumano il patrimonio dei figli e che non danno riposo alla loro eloquenza offrendola a tutti. (3) Tu ti sei sempre rallegrata della fortuna dei tuoi figli, ma non te ne sei affatto servita; tu hai sempre imposto un limite alla nostra liberalità, ma non hai mai limitato la tua; anche se figlia di famiglia, tu hai contribuito a far ricchi i tuoi figli; tu hai amministrato i nostri patrimoni con lo stesso impegno con cui avresti amministrato i tuoi e con lo stesso scrupolo come se fossero di estranei; tu non hai mai approfittato del nostro successo come se si trattasse di cosa d'altri e dai nostri onori non hai avuto che piacere e spese; il tuo affetto non ha mai tenuto presente l'utilità. Non puoi, dunque, rimpiangere, ora che ti è stato tolto un figlio, quei vantaggi che non hai mai pensato che ti riguardassero quando egli ti era vicino.