(1) Io so che la cosa non è in nostro potere come non lo è nessun sentimento e tanto meno quello che nasce dal dolore: esso è, infatti, spietato e ostinato a qualsiasi rimedio. Talvolta noi cerchiamo di soffocarlo e di inghiottire i nostri singhiozzi; tuttavia, anche se il volto resta composto e impassibile, le lacrime scorrono lo stesso. Talvolta ci distraiamo ai giuochi, ai combattimenti dei gladiatori e, tuttavia, proprio durante gli spettacoli, che pure dovrebbero divagarci, ecco che basta un minimo ricordo a sconvolgerci. (2) Quindi è meglio vincere il dolore piuttosto che ingannarlo. Infatti, se è distratto e sviato dai piaceri e dalle occupazioni, esso risorge e riprende vigore dal suo assopimento e torna a infierire; se invece ha ceduto alla ragione, si è calmato per sempre. Non ti indicherò, dunque, quei rimedi ai quali, a quanto so, ricorrono in molti, come un viaggio che ti tenga a lungo lontano e ti distragga piacevolmente, o come occupare il tempo a rivedere attentamente i tuoi conti e ad amministrare il tuo patrimonio, o come lasciarti prendere da sempre nuove attività; tutte queste cose giovano per poco tempo, ma non sono un rimedio al dolore, sono solo un ostacolo. Io, invece, desidero farlo cessare anziché ingannarlo. (3) Così io ti conduco là dove si rifugiano tutti quelli che vogliono evitare la cattiva sorte, negli studi liberali: essi guariranno le tue ferite e scacceranno da te ogni tristezza. Anche se tu non vi fossi mai stata abituata, ora dovresti ricorrervi; ma per quanto te lo abbia concesso la severità d'antico stampo di mio padre, tu hai avuto dimestichezza con tutti gli studi, anche se non li hai approfonditi. (4) Magari mio padre, il migliore degli uomini, fosse stato meno legato alle consuetudini del passato e ti avesse permesso di approfondire i precetti della filosofia, anziché averne solo una conoscenza superficiale! Non dovresti ora preparartelo questo rimedio contro la sorte, ma lo avresti già pronto. Fu proprio per colpa di queste donne che ricorrono alle lettere non per acquistar saggezza ma per introdursi nella vita mondana, che egli non permise che tu ti dedicassi allo studio. Tu hai tratto, dunque, profitto più dalla vivacità del tuo ingegno che dal tempo disponibile e, quindi, hai le basi di tutte le discipline. (5) Torna ora ad esse. Ti renderanno sicura, ti daranno conforto e diletto; se, francamente, darai un posto ad esse nell'animo tuo, non vi entrerà più il dolore, né l'angoscia, né l'inutile tormento di una vana afflizione. L'animo tuo non sarà più esposto a nessuno di questi mali. A ogni altra debolezza, infatti, è già chiuso da tempo.