Considera ora questo: la buona fortuna può capitare anche ad un plebeo o ad una persona spregevole, ma è solo dell'uomo grande vincere le disgrazie e le paure. Inoltre l'essere sempre felici, il passare indenni la vita significa ignorarne l'altra metà. Come fai a sapere che sei un grand'uomo, se la sorte non t'offre l'occasione di dimostrare il tuo valore? Se scendi nell'arena dei giochi olimpici e ci sei solo tu a misurati puoi prenderti la corona ma non la vittoria, ed io non posso congratularmi con te come si fa con un uomo forte, posso solo stringerti la mano, come ad uno che ha conseguito la pretura o il consolato: un'onorificenza, niente di più. Lo stesso potrei dire ad un uomo buono se nessuna difficoltà di un certo rilievo gli ha mai dato modo di dimostrare la sua forza d'animo. "Ti giudico infelice perchè non sei mai stato infelice", così gli direi. "Hai passato la vita intera senza mai misurarti con qualcuno o qualcosa che ti contrastasse. Nessuno potrà mai sapere quanto vali in realtà, nemmeno tu stesso." Per conoscersi, infatti, bisogna dar prova di sé, le proprie forze non si apprendono se non sperimentandole. Per questo alcuni, invece di aspettarle, visto che quelle tardano a venire, vanno incontro alle disgrazie volontariamente e cercano loro l'occasione per mettere in luce una virtù che diversamente resterebbe nell'ombra. Gli uomini forti talvolta si rallegrano delle avversità come della guerra i soldati valorosi. Al tempo dell'imperatore Tiberio il gladiatore Trionfo - come io stesso ho potuto sentire - si lamentava della scarsezza di quelle competizioni: "un'età sprecata!", diceva. La virtù è avida di pericoli e guarda dritto alla meta, non a quel che devepatire, perché sa che anche le sofferenze fanno parte della gloria. I soldati valorosi sono fieri delle loro ferite e mostrano con gioioso orgoglio il sangue che cola dalla corrazza: anche se chi esce illeso da una battaglia ha compiuto le stesse imprese, la nostra ammirazione è maggiore per chi ne torna ferito. Dio, ripeto, si prende cura di quegli uomini che vuole perfetti, offrendo loro l'occasione di agire con coraggio e con fermezza, ma ciò comporta delle difficoltà: un buon timoniere lo si vede nella tempesta, come un buon soldato nella battaglia. Se nuoti nella ricchezza non posso sapere di quanta forza d'animo tu disponga per affrontare la povertà. Allo stesso modo come posso conoscere la tua fermezza di fronte all'infamia, al disonore e all'odio popolare, se invecchi fra gli applausi, se ti accompagna sempre un consenso generale che non conosce crolli e oscillazioni perchè dovuto a un moto di simpatia spontanea verso di te? Come posso sapere con quale animo sei in grado si sopportare la perdita di uno dei tuoi figli, se quelli che hai generato li hai tutti vivi e presenti davanti a te? So, per averti sentito, che sei bravo a consolare gli altri, ma sarestti capace di fare altrettanto con te, anzi, di non soffrire per niente? In nome di Dio, non abbiate timore di tutti questi mali, che sono solo degli stimoli per provare l'animo umano! La sventura non è che un pretesto per mettere a nudo la virtù. Si possono dire infelici, e giustamente, quelli che ipigriscono in un'eccessiva felicità, a cui un'inerzia stagnante impedisce persino di muoversi, come non ci si muove su un mare liscio e tranquillo non intaccato dal vento. Sono infelici perchè non solamente i mali ma qualunque cosa gli accada li troverà impreparati: le disgrazie infatti fanno più male a chi non le ha mai provate. Il giogo, insomma, pesa sui colli delicati, la recluta si sbianca al solo pensiero di una ferita, il veterano, invece, guarda impassibile il proprio sangue in quanto sa che a questo deve le sue vittorie. Perciò Dio mette alla prova, irrobustisce e tiene in esercizio quelli che ama ed apprezza, mentre lascia indifesi di fronte alle disgrazie proprio quelli che sembra prediligere e risparmiare. Ma poi nessuno è completamente immune dai mali: anche chi è stato a lungo felice avrà la sua parte d'ìinfelicità, sarà solo una proroga, non un'esclusione. "Perchè allora", mi dirai, "tante malattie, tanti lutti, tanti guai capitano proprio ai migliori?" Per la stessa ragione per cui in guerra le imprese più rischiose sono assegnate ai più forti. Come un generale sceglie i soldati più abili per le sortite notturne contro il nemico, per esplorare la strada o togliere di mezzo un avamposto - e nessuno di quelli pensa di essere malvisto dal comandante ma al contrario ciascuno è convinto di essere nelle sue grazie - così da Dio, e così devono dire coloro ch'Egli chiama alla sventura, di fronte alla quale si arrendano soltanto i timidi e i vigliacchi: "Dio ci ha prescelti per mostrare al mondo quanto sia forte la natura umana