Va poi considerato un altro fatto: è nell'interesse di tutti che i migliori siano, per così dire, sempre sotto le armi. Il fine di Dio, che poi è anche quello dell'uomo saggio, è di dimostrare che tutto ciò che si desidera o si teme non è né buono né cattivo, di per sé. Dovrebbe essere un bene ciò che Dio concede solo ai buoni e un male ciò che assegna solamente ai cattivi, ma noi detesteremo la cecità se perdessero gli occhi soltanto quelli che lo meritano, quindi è necessario che perdano la vista anche un Appio e un Metello. Le ricchezze non sono un bene e perciò le possiede pure un magnaccia come Elio, così gli uomini che hanno consacrato il denaro nei templi possono vederlo anche nel postribolo. Dio non avrebbe potuto inventare un espediente migliore per togliere valore alle cose desiderate dagli uomini che dandole ai peggiori e negandole ai migliori. "Ma non è giusto", mi dirai, "che un uomo buono perda una gamba, sia storpiato, trafitto o incatenato, e i cattivi invece se ne vadano in giro col corpo integro e sano, tutti sciolti e schizzinosi." Ah no? E allora è giusto che uomini forti prendano le armi, passino le notti negli accampamenti e montino di vedetta con le ferite ancora fasciate, mentre in città i pervertiti se ne stanno al sicuro esercitando il loro sporco mestiere? È giusto che delle nobili vergini si alzino di notte per compiere riti sacri mentre le provergini si alzino di notte per compiere riti sacri mentre le prostitute se la dormono saporitamente? La fatica chiama i migliori. Il Senato passa spesso in sedute l'intera giornata e intanto gli sfaccendati nel Campo Marzio si trastullano col loro dolce gli sfaccendati nel Campo Marzio si trastullano col loro dolce far niente, si chiudono in una bettola o consumano il tempo in qualche circolo. Lo stesso accade in questo grande Stato che è l'umana società, dove sono i buoni a faticare, ad impegnarsi, a lasciarsi impegnare, e lo fanno anche volentieri. Non subiscono la sorte passivamente ma le vanno dietro e si mettono al passo con lei; la precederebbero pure, se conoscessero la strada. Mi ricordo di avere udito da quel fortissimo uomo di Demetrio anche queste ardite parole: "Dio immortale, di una sola cosa ti rimprovero, di non avermi fatto conoscere in anticipo la tua volontà: mi sarei infatti mosso io per primo a quella prova a cui tu ora mi chiami. Vuoi qualche pezzo del mio corpo? Prendilo: non posso darti molto ma presto te lo restituirò tutto intero. Lo vuoi subito? Sia: perché dovrei indugiare a rimettere nelle tue mani ciò che tu m'hai prestato? Sono pronto a restituirti, e di buon grado, tutto ciò che vorrai chiedermi. Questo solo mi dispiace, che avrei preferito offrirti tutte queste cose come beni miei personali, che non si trattasse, cioè, di una restituzione. Con me non avevi bisogno di riprendertele, quando io te le donavo spontaneamente. Ma anche così, dopotutto, non me le porti via, perchè si porta via una cosa solo a chi vuole tenersela".