Temporibus priscis pulix lacerasse potentes dicitur atque inopes dira podagra viros. Sed pulix noctu ditis dum carperet artus, protinus adlato lumine captus erat. Altera dum plantis sese occultaret egeni, stare nequibat egens, fessa erat illa satis. Sic quoque consumpti fatis agebantur amaris, ille timore necis, illa labore viae. Convenere simul, referunt sua damna vicissim et placet alterne has agitare vices. Divitis interea gressus lacerare podagra, at pulix stratum coepit, egene, tuum; hinc vacat et recubat. Requies tibi magna, podagra, est. Tu, pulix, tutus viscera fessa comes.
Si dice che nei tempi antichi una pulce lacerò i potenti e gli uomini non conoscevano la podagra funesta. Ma la ricca pulce di notte mentre staccava le giunture, fu catturata subito dalla luce che era apparsa. L’una mentre si nascondeva tra le piante dell’indigente, dato che era indigente non poteva stare, l’altra (quella) era abbastanza stanca. Consumati anche dall’amaro destino si agiva così, quello per il timore della morte, quella per la fatica della strada. Giunsero contemporaneamente, riferirono i propri danni a vicenda e piacque (furono contente) di raccontare alternativamente queste vicissitudini. Frattanto la ricca podagra facendosi avanti lacerava, ma la pulce, indigente, cominciò la tua coperta; da quel momento fu senza impegni e si distese. Il riposo è fondamentale per te, podagra. Tu, pulce, osservando le viscere indebolite divorerai (By Maria D.)