Commisso proelio, cum Langobardorum et Gepidorum acies fortiter dimicarent et neutra alteri cederet, accidit ut in ipso certamine Alboinus, filius Audoini, regis Langobardorum, cum Turismodom, Turisindi, Gepidorum regis, filio, congrederetur. Quem Alboinus gladio percutiens, de equo praecipitatum interfecit. Gepidi videntes regis filium, per quem magna ex parte bellum constittutum erat, interisse, dissolutis animis, fugam petunt. Quos Langobardi insequentes acriter sternunt. Caesis plurimis, ad detrahenda occisorum spolia revertuntur. Cum adepta victoria Langobardi ad sedes suas remeavissent, a rege suo Audoino petiverunt ut Alboinus eius conviva fieret, cuius virtute in proelio victoriam cepissent (=ceperant); ut is, qui patri in periculo comes fuerat, etiam in convivio comes esset. Sed Audoinus respondit, se hoc facere non posse.
Attaccata battaglia, mentre le schiere dei Longobardi e dei Gepidi si battevano accanitamente e nessuno dei due si ritirava, accadde che nel pieno della battaglia Alboino, figlio di Audoino, re dei Longobardi, si scontrò con Turismodo, figlio di Turisindo, re dei Gepidi. Alboino, trafiggendolo con la spada, lo uccise dopo averlo disarcionato. I Gepidi, vedendo che il figlio del re, per il quale in gran parte era scoppiata la guerra, era morto, fuggono con gli animi accorati. I Longobardi, inseguendoli, li sterminano con ferocia. Dopo averne massacrati moltissimi, ritornano per depredare le salme degli uccisi. Raggiunta la vittoria, i Longobardi, dopo esser ritornati alle loro sedi, chiesero al loro re Audoino che Alboino diventasse commensale di colui, per il valore del quale avevano conseguito la vittoria in battaglia; che quello, che era stato nel pericolo compagno del padre, fosse compagno anche nel banchetto. Ma Audoino rispose di non poter fare questo