Deos nemo sanus timet; furor est enim metuĕre salutaria, nec quisquam amat, quos timet. Tu denĭque, Epicure, deum inermem facis, omnia illi tela, omnem detraxisti potentiam et, ne quis eum metuat, proiecisti illum extra metum. Nam eum ingenti quodam et inexplicabili muro circumdedisti neque habes quare eum verearis, cum divisus a contactu et a conspectu mortalium sit; nulla illi facultas est: nec quicquam hominibus tribuĕre, neque ullo modo illis nocere potest; in medio intervallo huius et alterīus caeli desertus sine animali, sine homine, sine re ruinas mundorum supra se circaque se cadentium evĭtat, neque exaudit vota neque est nostri curiosus. Atqui hunc vis grato animo colĕre non alĭter quam parentem; sed, si nullum habes illius beneficium, cur colis? «Propter maiestatem» inquis «eius eximiam ac singularem naturam». Ut concedam tibi, nempe hoc facis nullo pretio inductus, nulla spe; est ergo aliquid, quod per se expĕti debet, cuius te ipsa dignitas ducit, id est honestum.

Nessuno ragionevole teme gli dèi; è pazzia, infatti, temere le cose buone, e nessuno ama quelli che teme. Tu infine, o Epicuro, consideri il dio impotente, gli hai tolto tutte le armi, tutta la potenza e, affinché nessuno lo tema, lo hai gettato al di là della paura. Infatti lo hai circondato con una sorta di muro grande e invalicabile, e non hai alcuna ragione per venerarlo, una volta che è stato separato dal contatto e dallo sguardo dei mortali; non ha alcuna influenza: non può concedere niente agli uomini, né nuocere loro in alcun modo; abbandonato nello spazio in mezzo fra questo e l'altro mondo, senza un animale, senza un uomo, senza una cosa, egli evita le rovine dei mondi che precipitano sopra ed intorno a sé, e non esaudisce le preghiere, e non è curioso di noi. Eppure desideri che veneriamo costui con animo riconoscente, non diversamente da un genitore; ma, se non ricevi nessun suo favore, perché lo veneri? Per la sua maestà straordinaria – dici – e per l'eccezionale natura. Come ti concederò, in realtà fai questo spinto da nessun guadagno, da nessuna prospettiva; dunque esiste qualcosa, che deve essere ricercato di per sé, di cui ti attira la dignità stessa, ciò è la virtù.