Non solum dicendo, sed etiam faciendo quaedam, orator lacrimas movet, unde et producere ipsos, qui periclitentur, squalidos atque deformes, et liberos eorum et parentes, institutum est. Ab accusatoribus cruentum gladium ostendi et lecta e funeribus ossa et vestes sanguine perfusas videmus, et vulnera resolvi, verberata corpora nudari. Quod est velut in rem praesentem animos iudicum ducere, eiusque rei tanta vis est ut populum Romanum egerit in furorem praetextâ Cai Caesarisa cruentâ, praelatâ in funere. Sciebat vi interfectum esse eum, corpus denique ipsum impositum lecto erat; vestis tamen illa sanguine madens ita repraesentavit imaginem sceleris ut, non occisus esse Caesar, sed tum maxime occidi videretur. Sed non ideo probaverimb quod factum esse et lego et ipse aliquando vidi: depictam in tabula sipariove imaginem rei ut eius atrocitate iudex commoveretur. Quis enim mutam illam effigiem magis quam orationem pro se putet locuturam esse? At sordes et squalorem rei scio profuisse et magnum ad salutem momentum preces attulisse.
Non solo parlando, ma anche facendo determinate azioni, l'oratore fa piangere di commozione, onde si è cominciato a far comparire le persone stesse in gioco in aspetto sudicio e compassionevole, e anche i loro figlie genitori. Vediamo che gli accusatori mostrano il gladio lordo di sangue, le ossa raccolte dai roghi funebri, e le vesti insanguinate, tolgono le fasce alle ferite, mettono a nudo i corpi percossi. Il che equivale riportare la mente dei giudici quasi all'azione nel suo svolgimento; l'effetto di tale espediente è tale che la pretesta di C. Cesare, mostrata durante il funerale, provocò uno scoppio di furiosa indignazione nel popolo romano. Infatti i Romani sapevano che era stato ucciso con la violenza, il cadavere stesso era stato composto sul letto funebre sicché si aveva l'impressione non che fosse stato ucciso, ma fosse ucciso in particolare modo allora. Ma non per questo sarei propenso ad approvare ciò che leggo esser accaduto ed io in persona vidi a volte: l'immagine dell'evento delittuoso dipinta su una tavola o un telo affinché il giudice restasse impressionato dalla sua ferocia. Chi infatti penserebbe che una muta immagine parlerà per lui più efficacemente di un'orazione? Ma so che la gramaglia e l'aspetto squallido dell'imputato giovò alla causa e le preghiere contribuirono grandemente all'assoluzione