Non enim vox illa praeceptoris ut cena minus pluribus sufficit, sed ut sol universis idem lucis calorisque largitur: grammaticus quoque si de loquendi ratione disserat, si quaestiones explicet, historias exponat, poemata enarret, tot illa discent quot audient. "At enim emendationi praelectionique numerus obstat. " Sit incommodum (nam quid fere undique placet?): mox illud comparabimus commodis. "Nec ego tamen eo mitti puerum volo ubi neglegatur. " Sed neque praeceptor bonus maiore se turba quam ut sustinere eam possit oneraverit, et in primis ea habenda cura est ut is omni modo fiat nobis familiariter amicus, nec officium in docendo spectet sed adfectum. Ita numquam erimus in turba. Nec sane quisquam litteris saltem leviter inbutus eum in quo studium ingeniumque perspexerit non in suam quoque gloriam peculiariter fovebit. Et ut fugiendae sint magnae scholae (cui ne ipsi quidem rei adsentior, si ad aliquem merito concurritur), non tamen hoc eo valet ut fugiendae sint omnino scholae. Aliud. est enim vitare eas, aliud eligere.

Non è come il cibo, la voce del maestro il quale (cibo) diminuisce al crescere dei commensali, bensì come il sole che dona a tutti la stessa luce e lo stesso calore, per il grammatico vale lo stesso, qualora disserti dal modo di parlare, chiarisca questini particolari, esponga delle storie o commenti poesia, a imparare saranno tanti quanti ascolteranno. Obiezione: "Ma l'alo numero dei presenti ostacola correzione e lettura preliminare". Ammettiamo pure l'esistenza del problema (del resto che cosa al mondo ottiene approvazione pressoché assoluta?): paragoneremo in seguito quello svantaggio ai vantaggi. Dicono: "Non mi va comunque di mandare il ragazzo dove poi venga trascurato". Ma il bravo precettore non si farà carico di un numero di allievi troppo alto per poterlo reggere e anzitutto ci deve preoccupare che egli diventi un un intimo amico sotto ogni rispetto e che quando insegna, non pensi di compiere un dovere, ma un atto d'amore. Così non saremo mai confusi nel numero. Poi, certo, nessun maestro che abbia almeno un minimo di cultura mancherà di sostenere particolarmente anche per sua propria gloria, il ragazzo nel quale avrà ravvisato passione ed intelligenza. Ma ammettiamo pure che vadano rifuggite le grandi scuole (e nemmeno su questo concordo, se si affollano le lezioni di un certo insegnante perché merita): il principio tuttavia non vale fino al punto che si debbano rifuggire tutte le scuole senza eccezione. Un conto infatti è evitarle, un altro conto è sceglierle.