Irritazione degli Ateniesi contro Pericle versione greco Tucidide traduzione libro Sophia pagina 108 numero 157
ἐπειδὴ δὲ περὶ Ἀχαρνὰς εἶδον τὸν στρατὸν ἑξήκοντα σταδίους τῆς πόλεως ἀπέχοντα, οὐκέτι ἀνασχετὸν ἐποιοῦντο, ἀλλ’ αὐτοῖς, ὡς εἰκός, γῆς τεμνομένης ἐν τῷ ἐμφανεῖ, ὃ οὔπω ἑοράκεσαν οἵ γε νεώτεροι, οὐδ’ οἱ πρεσβύτεροι πλὴν τὰ Μηδικά, δεινὸν ἐφαίνετο καὶ ἐδόκει τοῖς τε ἄλλοις καὶ μάλιστα τῇ νεότητι ἐπεξιέναι καὶ μὴ περιορᾶν. κατὰ ξυστάσεις τε γιγνόμενοι ἐν πολλῇ ἔριδι ἦσαν, οἱ μὲν κελεύ- οντες ἐπεξιέναι, οἱ δέ τινες οὐκ ἐῶντες. χρησμολόγοι τε ᾖδον χρησμοὺς παντοίους, ὧν ἀκροᾶσθαι ὡς ἕκαστος ὥρμητο. οἵ τε Ἀχαρνῆς οἰόμενοι παρὰ σφίσιν αὐτοῖς οὐκ ἐλαχίστην μοῖραν εἶναι Ἀθηναίων, ὡς αὐτῶν ἡ γῆ ἐτέμνετο, ἐνῆγον τὴν ἔξοδον μάλιστα. παντί τε τρόπῳ ἀνηρέθιστο ἡ πόλις, καὶ τὸν Περικλέα ἐν ὀργῇ εἶχον, καὶ ὧν παρῄνεσε πρότερον ἐμέμνηντο οὐδέν, ἀλλ’ ἐκάκιζον ὅτι στρατηγὸς ὢν οὐκ ἐπεξά- γοι, αἴτιόν τε σφίσιν ἐνόμιζον πάντων ὧν ἔπασχον. Περικλῆς δὲ ὁρῶν μὲν αὐτοὺς πρὸς τὸ παρὸν χαλεπαίνοντας καὶ οὐ τὰ ἄριστα φρονοῦντας, πιστεύων δὲ ὀρθῶς γιγνώσκειν περὶ τοῦ μὴ ἐπεξιέναι, ἐκκλησίαν τε οὐκ ἐποίει αὐτῶν οὐδὲ ξύλλογον οὐδένα, τοῦ μὴ ὀργῇ τι μᾶλλον ἢ γνώμῃ ξυνελθόντας ἐξαμαρτεῖν, τήν τε πόλιν ἐφύλασσε καὶ δι’ ἡσυχίας μάλιστα ὅσον ἐδύνατο εἶχεν.
Quando videro l'esercito ad Acarne, a sessanta stadi dalla citta, credettero passati i limiti della sopportazione. Naturalmente appariva enorme che il paese fosse devastato sotto i loro occhi: spettacolo ancora ignoto ai giovani, e dai vecchi veduto solo al tempo delle guerre persiane. Tutti - e specialmente i giovani - ritenevano che si dovesse uscire incontro al nemico, e non stare a vedere. Ci si riuniva in gruppi ove si accendevano fiere dispute: gli uni esigendo che ci si battesse, gli altri opponendovisi. Gli indovini recitavano ogni genere di predizioni, secondo gli umori degli ascoltanti. Gli Acarnesi, che ritenevano di costituire, essi, una parte molto importante della popolazione ateniese, insistevano per una sortita con particolare accanimento, giacché si devastava la loro terra. La città era in preda a ogni sorta di esasperazione, e le ire si avventavano su Pericle. Travolti in pieno oblio i suoi suggerimenti di prima, lo vituperavano perché egli - stratego - non li conduceva a combattere, e su lui rovesciavano la responsabilità di tutti i guai che erano caduti loro addosso. Pericle - vedendo la loro eccitazione sotto l'influenza del momento, e che non erano nelle migliori condizioni di spirito, fermamente convinto, d'altra parte, che non si dovesse affrontare il nemico - non convocò il popolo in assemblea né a riunione alcuna, perché, adunandosi nel caldo della passione senza essere padroni del loro discernimento, non commettessero qualche errore. Prendeva misure di difesa per la città, e vi manteneva la massima calma possibile.