I CARATTERI
ΘΕΟΦΡΑΣΤΟΥ ΧΑΡΑΚΤΗΡΕΣ
CARATTERI MORALI
O - Proemio I - La simulazione II - L'adulazione III - Il ciarlare IV - La zotichezza
V - La cerimoniosità VI - La dissennatezza VII - La loquacità VIII - Il raccontar fandonie
IX - La spudoratezza X - La spilorceria XI - La scurrilità XII - L'inopportunità
XIII - Lo strafare XIV - La storditaggine XV - La villania XVI - La superstizione
XVII - La scontentezza XVIII - La diffidenza XIX - La repellenza XX - La sgradevolezza
XXI - La vanagloria XXII - La tirchieria XXIII - La millanteria XXIV - La superbia
XXV - La codardia XXVI - Il conservatorismo XXVII - La goliardia tardiva
XXVIII - La maldicenza XXIX - La propensione per i furfanti XXX - L'avarizia
ΛΟΓΟΠΟΙΙΑΣ Η΄ - IL RACCONTAR FANDONIE
Ἡ δὲ λογοποιία ἐστὶ σύνθεσις ψευδῶν λόγων καὶ πράξεων, ὧν ‹πιστεύεσθαι› βούλεται ὁ λογοποιῶν, ὁ δὲ λογοποιὸς τοιοῦτός τις, οἷος ἀπαντήσας τῷ φίλῳ εὐθὺς καταβαλὼν τὸ ἦθος καὶ μειδιάσας ἐρωτῆσαι· Πόθεν σύ; καὶ Λέγεις τι; ‹τί› καὶ πῶς; Ἔχεις περὶ τοῦδε εἰπεῖν καινόν; καὶ ὡς ἐπιβαλὼν ἐρωτᾶν· Μὴ λέγεταί τι καινότερον; καὶ μὴν ἀγαθά γέ ἐστι τὰ λεγόμενα. καὶ οὐκ ἐάσας ἀποκρίνασθαι εἰπεῖν· Τί λέγεις; οὐθὲν ἀκήκοας; δοκῶ μοί σε εὐωχήσειν καινῶν λόγων. καὶ ἔστιν αὐτῷ ἢ στρατιώτης ‹τις› ἢ παῖς Ἀστείου τοῦ αὐλητοῦ ἢ Λύκων ὁ ἐργολάβος παραγεγονὼς ἐξ αὐτῆς τῆς μάχης, οὗ φασιν ἀκηκοέναι· αἱ μὲν οὖν ἀναφοραὶ τῶν λόγων τοιαῦταί εἰσιν αὐτοῦ, ὧν οὐθεὶς ἂν ἔχοι ἐπιλαβέσθαι. διηγεῖται δὲ τούτους φάσκων λέγειν, ὡς Πολυπέρχων καὶ ὁ βασιλεὺς μάχῃ νενίκηκε, καὶ Κάσανδρος ἐζώγρηται. καὶ ἂν εἴπῃ τις αὐτῷ, Σὺ δὲ ταῦτα πιστεύεις; φήσει, τὸ πρᾶγμα βοᾶσθαι γὰρ ἐν τῇ πόλει, καὶ τὸν λόγον ἐπεντείνειν, καὶ πάντας συμφωνεῖν, ταὐτὰ γὰρ λέγειν περὶ τῆς μάχης, καὶ πολὺν τὸν ζωμὸν γεγονέναι. εἶναι δ' ἑαυτῷ καὶ σημεῖον τὰ πρόσωπα τῶν ἐν τοῖς πράγμασιν· ὁρᾶν γὰρ αὐτῶν πάντων μεταβεβληκότα. λέγει δ', ὡς καὶ παρακήκοε παρὰ τούτοις κρυπτόμενόν τινα ἐν οἰκίᾳ, ἤδη πέμπτην ἡμέραν ἥκοντα ἐκ Μακεδονίας, ὃς πάντα ταῦτα οἶδε. καὶ πάντα διεξιὼν πῶς οἴεσθε πιθανῶς σχετλιάζει λέγων· Δυστυχὴς Κάσανδρος· ὢ ταλαίπωρος· ἐνθυμῇ τὸ τῆς τύχης; ἄλλ‹ως› οὖν ἰσχυρὸς γενόμενος· καὶ Δεῖ δ' αὐτόν σε μόνον εἰδέναι. πᾶσι δὲ τοῖς ἐν τῇ πόλει προσδεδράμηκε λέγων. πολλάκις γὰρ αὐτῶν οἱ μὲν ἐν τοῖς βαλανείοις περιστάσεις ποιούμενοι τὰ ἱμάτια ἀποβεβλήκασιν, οἱ δ' ‹ἐν› τῇ στοᾷ πεζομαχίᾳ καὶ ναυμαχίᾳ νικῶντες ἐρήμους δίκας ὠφλήκασιν. εἰσὶ δ' οἳ καὶ πόλεις τῷ λόγῳ κατὰ κράτος αἱροῦντες παρεδειπνήθησαν. πάνυ δὴ ταλαίπωρον αὐτῶν ἐστι τὸ ἐπιτήδευμα. ποία γὰρ οὐ στοά, ποῖον δὲ ἐργαστήριον, ποῖον δὲ μέρος τῆς ἀγορᾶς, ‹οὗ› οὐ διημερεύουσιν ἀπαυδᾶν ποιοῦντες τοὺς ἀκούοντας. οὕτως καὶ καταπονοῦσι ταῖς ψευδολογίαις.
TRADUZIONE
1 Il raccontar fandonie è un costruire discorsi e fatti non corrispondenti a verità, secondo il capriccio di chi racconta le fandonie; e chi racconta fandonie è un tale che, 2 quando incontra un amico, assumendo sùbito un atteggiamento disteso e sorridendo, gli chiede: «Di dove vieni?», e «Racconti ... che cosa?», e «Come? Sai dirmi una novità su questa faccenda?». E come incalzando dice: «Credi che non si dica nulla di nuovo? Eppure sono buone le notizie che si raccontano». 3 E, senza dargli il tempo di replicare, soggiunge: «Che cosa dici? Non ti è giunto niente all'orecchio? Credo proprio che sarò io ad imbandirti le ultime notizie». 4 Ed ha sempre lì pronto qualcuno arrivato fresco fresco dal campo di battaglia, o un soldato o uno schiavo di Asteio il flautista o Licone l'appaltatore, dal quale dice di aver sentito il fatto. 5 Le fonti dei suoi racconti sono sempre tali che nessuno potrebbe farsele scappare di mente. 6 Racconta, dunque, asserendo che queste persone così dicono, che Poliperconte ed il re hanno riportato la vittoria in battaglia e che Cassandro è stato preso prigioniero. 7 E se qualcuno gli ribatte: «E tu credi a queste chiacchiere?», risponderà di sì, considerato che il fatto, a suo dire, è conclamato in tutta la città, che la voce si fa sempre più insistente e che tutti i dati concordano, giacché della battaglia si raccontano le medesime cose; ed aggiunge che vi è stato un bel guazzetto di sangue. 8 Dice che per lui un chiaro segno sono anche i volti degli uomini di governo, giacché in tutti questi vede mutata l'espressione del viso. Racconta, inoltre, di aver sentito dire che in casa di quelli si nasconde un tale, che già da cinque giorni è arrivato dalla Macedonia e che è ben informato di tutti questi fatti. 9 E nel narrare ogni cosa per filo e per segno - che cosa immaginate? - esprime la sua compassione in maniera convincente esclamando: «Infelice Cassandro! Povero sventurato! Vedi la ruota della fortuna? E pensare che era un uomo potente!». 10 E mentre dice: «Soltanto tu devi saperlo», è già corso poi a dirlo a tutti in città. 11 Di uomini di tal genere io mi stupisco, e mi chiedo che cosa mai si prefiggano con le loro fandonie: giacché non solo raccontano panzane, ma se n'escono anche senza profitto. 12 Ed invero, spesso, alcuni di loro ai bagni pubblici, mentre radunavano crocchi intorno a sé, ci hanno rimesso i vestiti; altri, poi, dopo aver vinto sotto i portici battaglie per terra e per mare, hanno perduto le cause per non essersi presentati in tribunale; 13 vi sono infine di quelli, ed in grandissimo numero anche, che, mentre a parole facevano conquiste con la forza, sono rimasti senza pranzo. 14 Molto misera, invero, è la loro condizione di vita: e difatti, quale portico v'è mai, quale bottega, quale punto della piazza, dove non trascorrano le loro giornate facendo venir meno i loro uditori?15 Fino a tal punto li spossano con le loro fandonie.